Brevi cenni sulla storia e sui perché del Palio della Gru di Grugliasco

 

 

Contesto storico

 Le origini del “Palio della Gru” sono da ricercare nella storia di Grugliasco, e più precisamente verso la fine del XVI secolo.

 Era il tempo in cui Grugliasco era un piccolo paese dedito principalmente all’agricoltura e alla lavorazioni collegate alla vita contadina.

In quegli anni la comunità di Grugliasco, come gran parte dell’Europa, fu colpita da una grave epidemia di peste che, anno dopo anno, decimava le persone.

 All’epoca gli unici rimedi erano legati alle credenze popolari ed ai tentativi di curarsi con sistemi che di medicina sapevano poco (es.: i c.d. “fumi o fumenti” profumati, composti da solfato di salnitro con arsenico cristallino e rasa di pino), ma che venivano seguiti da tutta la popolazione.

 Un ulteriore aiuto alla popolazione arrivava dall’attaccamento alla fede religiosa e dalla totale dedizione al proprio credo, ancor più se si considera che la causa della peste era per molti legata ai “peccati che muoavano il giusto sdegno, et ira di Dio” (dichiarazione di Francesco Fiocchetto,  protomedico di Vittorio Amedeo I di Savoia, che visse le due epidemie piemontesi del 1599 e 1630).

 Fu per questo che, nel 1599, la popolazione di Grugliasco fece un voto a San Rocco, Terziario Francescano protettore della peste, affinché intercedesse verso Dio per porre fine all’epidemia.

 Di primaria importanza ed a comprova del voto fatto dalla popolazione è il poemetto composto nel 1599 da Claudio Lo Speciaro (speziale, farmacista) su richiesta dell’avvocato Bonetti.

E’ l’unico documento storico locale che sia giunto fino a noi a testimonianza degli avvenimenti dell’epoca in Grugliasco.

Il poemetto, stampato in Torino “appresso Pietro Guidetto” nell’anno stesso in cui fu composto, fu successivamente ristampato nel 1822, nel 1849 (Stamperia già Favale) e nel 1899.

 La peste cessò ed i grugliaschesi, in ottemperanza al voto fatto, fecero costruire una cappella al Santo protettore (ampliata negli anni e tutt’ora esistente in Viale Gramsci) e si impegnarono a far arrivare a Grugliasco ed a portare in processione per le vie del paese la statua di San Rocco.

 Il 31 gennaio 1599 la statua voluta dalla cittadinanza, dopo la benedizione avvenuta nel Duomo di Torino da parte dell’Arcivescovo Broglia, giunse alle porte del paese accompagnata dai torinesi e venne consegnata nelle mani

degli abitanti di Grugliasco che la portarono in processione in segno di gratitudine tra preghiere, feste e gioia per la liberazione dalla malattia.

 A ricordo di quell’evento ancora oggi, nel medesimo giorno, Grugliasco festeggia ufficialmente il proprio Santo Patrono (grazie alla concessione del Vaticano che dal 2000 ha permesso, viste le motivazioni storiche, di portare la festa di San Rocco dal 16 agosto al 31 gennaio) ed in quella settimana vengono programmati, anche con la partecipazione dell’Associazione Cojtà Gruliascheisa, diversi momenti di festa, di meditazione, di preghiera, che coinvolgono l’intera cittadinanza.

 

Perché il Palio

 Oltre alla festa di gennaio, sempre per ricordare il voto e la devozione dei cittadini grugliaschesi a San Rocco, dal 1984, la prima domenica di giugno, si corre il Palio della Gru.

 La manifestazione si riferisce, sempre ai fini della rievocazione storica e nel rispetto di fatti effettivamente accaduti, alla fine del 1500.

 La scelta di effettuare una corsa con i carri trova anch’essa fondamento nella storia.

Era infatti abitudine in Grugliasco, nei giorni di carnevale, che alcuni carri percorressero le vie del paese trainati dai buoi.

La gente poteva salirci sopra e in quel momento si trovava in una “zona franca”.

Chi era sul carro poteva infatti dire quello che voleva e nessuno poteva ribattere o considerare tali affermazioni quali offensive o ingiuriose.

 Con il tempo la manifestazione perse di valore e venne sospesa per poi essere dimenticata fino a quando, nel 1984, alcuni grugliaschesi pensarono di fondare una associazione finalizzata al mantenimento delle tradizioni della Città e della Regione.

 Un ulteriore motivazione del Palio è altresì da ricercare nella sfrenata gioia e voglia di far festa che scaturì con la fine dell’epidemia.

Non è infatti azzardato pensare che, dopo tanta morte e desolazione, coloro che avevano l’ingrato compito di raccogliere i cadaveri, i monatti, per festeggiare la fine della peste decidessero di fare un “gioco”, una tenzone, una gara tra i i borghi di Grugliasco , utilizzando proprio quei carri, ripuliti e abbelliti per l’occasione, che erano stati utilizzati per il loro triste mestiere.

 
 

I festeggiamenti del Palio

 

I festeggiamenti del Palio, che negli anni hanno subito una continua crescita ed hanno acquisito la propria importanza ed identità nella vita dell’ormai Città di Grugliasco, durano una settimana per terminare con la corsa (tenzone) che viene effettuata sempre la prima domenica di giugno.

 Si inizia solitamente il sabato della settimana precedente al Palio dove il banditore, porta in tutti i canton (borghi) di Grugliasco la lieta novella della fine della peste e dell’inizio dei festeggiamenti.

La crida apre così la settimana dei festeggiamenti.

 Dopo la lettura della Crida, in ogni borgo si procede all’apertura delle “Piole” nelle quali si fa  festa  fino a notte inoltrata mangiando e bevendo in allegria; negli anni ogni borgo si è organizzato alla meglio in relazione alla propria disponibilità di spazi, di persone che prestano il loro lavoro e, non ultimo, di budget di spesa.

Alcuni borghi approfittano della serata per organizzare cene finalizzate alla raccolta di fondi per auto finanziarsi, altri organizzano vere e proprie rievocazioni storiche con coreografie curate nei minimi dettagli.

 

Lunedì sera è la volta della provaccia, dove il percorso di gara è dato a disposizione dei borghi e dei monatti (corridori) per testare il proprio carro e per prendere confidenza con il “circuito” studiandone i trucchi e le strategie.

 

Vengono definite le tattiche, i cambi dei corridori, provate le traiettorie e la velocità con la quale affrontare le curve.

 

Il martedì sera è dedicato alla rievocazione storica dell’arrivo della statua di San Rocco e della successiva processione con un percorso che varia di anno in anno per toccare tutta la città ed i relativi borghi.

Alla rievocazione partecipano tutte le borgate con un corteo di figuranti in costume storico.

 

Mercoledì è solitamente in programma un concerto (o comunque uno spettacolo) il cui fine, oltre a permettere di trascorrere una serata insieme ascoltando musica di qualità, è quello di raccogliere fondi che verranno interamente devoluti in beneficenza.

 

Venerdì sera viene disputato un altro evento agonistico, ma “al femminile”: è infatti la serata dedicata alla “Pallastraccia”.

Ricercando nella storia dei giochi dell’epoca, la Cojtà Gruliascheisa, sempre con lo spirito della sana competizione, organizza per le ragazze delle borgate, un torneo di “Pallastraccia al femminile”.

 

Probabilmente a Grugliasco non esisteva al tempo un torneo simile, ma si è reputato giusto aggiungere, con licenza alla storia, ma senza richiamarla in prima persona, un ulteriore momento di aggregazione e di festa che vede impegnato in primo piano il “gentil sesso”.

Le ragazze si sfidano in “mutandoni” e maglietta rincorrendo una palla di stracci, rispettando regole che del moderno calcio hanno poco o nulla, ma richiamano in qualche modo le regole del calcio medievale fiorentino.

Anche in questo caso la borgata vincente si aggiudica un premio.

 

La vigilia del Palio

 

Nel pomeriggio del sabato, dove ormai la tensione tra i canton comincia a farsi sentire, ci si sfida con il “Paliotto di San Rochet

Da anni l’Associazione Sbandieratori e Musici Città di Grugliasco, in collaborazione con la Cojtà Gruliascheisa che cura tutta la settimana del Palio, questo evento di sfida tra i borghi.

 

L’importante manifestazione, che vuole essere un ulteriore momento di incontro e di spettacolo, vede le singole borgate esibirsi in piccoli spettacoli/esercizi (ad esempio, numeri di alfieri sbandieratori, coreografie e melodie di musici, rappresentazioni teatrali della vita popolare, combattimenti di armigeri, balletti o momenti di corte) con l’unico vincolo che riportino alla vita della Grugliasco nel periodo della peste e della sua guarigione, nel maggior rispetto possibile della storicità degli eventi.

 

Una giuria variabile di anno in anno assegna quindi il trofeo del “Paliotto di San Rochet” tenendo in considerazione l’insieme dell’esibizione, la sua originalità, la spettacolarità, coreografia, difficoltà, compostezza, portamento, sincronia dei movimenti e, soprattutto, il rispetto dei criteri storici (ad es. vengono penalizzate le esibizioni con persone che indossano occhiali da sole, orecchini, fermacapelli e calzature non adatte e prive di richiamo storico).

 

Siamo ormai alla sera del sabato, alla vigilia del momento più atteso, siamo alla serata che precede il Palio.

 

Viene riproposto in forma unica e comunitaria per tutti i Canton la crida che la settimana prima era stata portata in ogni borgata. Un banditore, atteso dai figuranti in costume storico, ai piedi della torre campanaria del XV secolo legge la “Crida”, per portare la lieta quanto attesa notizia.

 

Il banditore comunica alla popolazione l’avvenuta cessazione della peste (...visti gli atti informanti lo stato di salute della comunità Grugliaschese,...visto il debito spazio di tempo stabilito e non essendovi durante la quarantena successo caso sospetto alcuno...), la fine della quarantena (...si dichiara detta comunità, suo territorio et abitanti, liberati dalla quarantena et inibizioni...), il ripristino di tutte le attività che si svolgevano abitualmente prima dell’epidemia (...ammettendo, come da disposizione Regia, il libero commercio, traffici soliti con altre città, terre, luoghi et persone di stati diversi....) e l’inizio dei festeggiamenti, nonché la tenzone del giorno successivo (...la Cojtà Gruliascheisa si prepara quindi a festeggiare detta liberazione con canti, preghiere e coi carri vi sarà una tenzone, domani, prima domenica di giugno dell’anno del Signore...).

Si può ora far festa con la “Vijà del Palio”, la veglia dove ci si ritrova tutti insieme per aspettare il giorno della tenzona, dimenticando per qualche ora la rivalità tra i borghi che animano il centro cittadino sotto la torre campanaria con tavolate in compagnia, canti, musica e momenti di spettacolo che cambiano di anno in anno.

 Negli anni la serata è stata animata anche da eventi collaterali organizzati da associazioni di Grugliasco (es.: torneo “In alto la Bandiera” a cura dell’Ass. Sbandieratori e Musici Città di Grugliasco) e dalla partecipazione di gruppi ospiti.

 

Il giorno del Palio

 

La domenica mattina i grugliaschesi si svegliano e trovano per le vie della propria città la fiera, con prodotti tipici, prodotti maggiormente comuni, banchetti di artigiani, attrazioni di strada, ecc.

 

Nel centro di Grugliasco viene infatti istituita una fiera di prodotti di ogni genere, mentre nella zona maggiormente storica (nella via della Torre campanaria e nella piazza centrale) si cerca di posizionare banchetti che abbiano  prodotti  che  non allontanino troppo l’evento storico ovvero piccoli artigiani che producano in loco e vendano i propri manufatti, prodotti alimentari, piccoli mestieri, ecc.

 

Ai fini del richiamo al periodo storico, nel centro, si cerca altresì di posizionare banchetti i cui proprietari siano vestiti con abiti dell’epoca (o almeno non moderni).

 

Il centro storico si riempie così di persone di ogni dove e si anima di curiosi, di figuranti in costume, di bancherelle, di persone che con il proprio lavoro partecipano attivamente alla festa.

 

Per tale occasione, oltre ad alcune persone dei borghi che rievocano antichi mestieri, vengono solitamente invitati alcuni gruppi esterni per rappresentare piccoli mestieri, l’arte degli spettacoli di strada o semplici giochi popolari per coinvolgere i più piccoli.

 

Ma la festa ha il suo momento ufficiale con la benedizione delle insegne dei borghi e dei monatti durante la messa “grande”, nella quale si fa memoria del voto fatto dai grugliaschesi a San Rocco per la miracolosa guarigione.

 

La sfilata storica

 Nel pomeriggio la manifestazione del Palio della Gru entra nel vivo.

 Ogni borgo ha organizzato nel corso dell’anno il corteo storico che, dopo aver attraversato parte di Grugliasco, giunge nella piazza dove ci sarà la tenzone.

 

Il corteo, che fa rimando al periodo storico, vede ciascun borgo impegnato in rappresentazioni storiche; sfilano i tamburini che annunciano l’arrivo del corteo, i borghigiani, gli armigeri che scortano i nobili e/o il carro che parteciperà alla corsa, i monatti, ed infine i contadini.

 

Ciascun borgo, rappresenta nella propria sfilata alcuni “nobili”, o personaggi considerati tali, che erano presenti a Grugliasco nelle poche ville signorili o che transitavano nella città, ancorché talvolta, in licenza alla storia, costoro fossero vissuti in epoca successiva al 1599.

 

In tale contesto si citano il conte Provana di Collegno, i signori Borriglione, i signori Gastaldi del Truc ‘d Galghera, i nobili Negri di Lamporo, i signori Quaglia, ecc.

 

 Nel corteo, sempre a titolo esemplificativo, troveremo inoltre Claudio Lo Speciaro che, come già citato, scrisse il poemetto sulla peste del 1599; la Confraternita di Santa Croce, fondata a Grugliasco nel 1597 con Bolla Papale di Sisto V°; i monatti e la popolazione della comunità grugliaschese che rappresenta le attività di quel tempo (es.: fabbricante di mattoni, il vignaiuolo, il mugnaio, le lavandaie, contadini ecc.).

 Il corteo termina in piazza dove, dopo ulteriori momenti di spettacolo e dopo aver letto le formule di rito, si può dare il via alla tenzone.

 

La tenzone

 

 

La corsa, che vede quattro monatti per ogni borgo impegnati nel trainare un carro con sopra l’effige della Gru (simbolo di Grugliasco) è preceduta da alcuni momenti simbolici di rito che acquisiscono valore di ufficialità.

 

Il borgo detentore del Palio vinto l’anno precedente consegna il drappo alle autorità civili e religiose pronunciando la frase di rito (Consegno alle autorità civili e religiose della città il drappo del Palio che abbiamo vinto nell’anno del Signore ...)

 

Prima della tenzone viene pubblicamente chiesta licenza di correre il Palio (Non essendovi più traccia di contagione e avendo mondato i carri dalla pestilenza, si chiede licenza di correre il Palio) la quale viene assegnata per voce dell’autorità religiosa presente sul palco (Udita la “Crida” che per grazia Divina è cessata la contagione e per disposizione regia è revocata la quarantena; vi sia concesso di correre il palio nell’anno del Signore .... e che San Rocco vi assista).

 

 

Dopo le ufficializzazioni di richiamo storico si corre, finalmente, il palio.

 

E’ altresì opportuno ricordare che, prima della tenzone, i carri vengono pesati dai giudici di gara (devono essere compresi tra i 55 ed i 65 Kg) e ne viene verificato il rispetto degli standard previsti dal regolamento.

 

Un’ulteriore verifica è stata effettuata alcuni giorni prima sui monatti che, sempre ai fini del regolamento, non devono risultare “professionisti” in alcune discipline sportive.

 

 

La corsa prevede cinque giri di corsa trainando il carro preceduti da un giro eseguito solo da un “velocista” per ciascun borgo estratto a sorte tra i quattro monatti, per un totale di circa 1.900 metri.

 

 

Quando il velocista, compiuto il giro, tocca il carro, questo può partire per i successivi cinque giri. Salvo irregolarità ravvisate dai giudici di gara presenti lungo tutto il percorso, il primo che taglia il traguardo si aggiudica il Palio.

 

Al canton vincitore viene così assegnato il drappo (Palio) che dovrà custodire per l’intero anno e l’“abbondanza contadina” (vino, formaggi, salumi e pane) con la quale festeggeranno tutti insieme in serata, oltre ad un “palietto” (un’opera d’arte/quadro appositamente creata) che resterà di proprietà del vincitore.

 

 

Il “dopo corsa”

 

La corsa termina in tardo pomeriggio e la piazza si svuota.

 

Le persone visitano ancora quel che resta della sagra paesana per le vie del centro e attendono lo spettacolo pirotecnico che conclude la settimana dei festeggiamenti.

 

Un borgo festeggia e si gode la meritata vittoria, gli altri pensano già all’anno successivo, agli errori compiuti, discutono su presunte irregolarità, maledicono la sfortuna e si promettono battaglia per il prossimo palio.

 

Restano sul percorso i volontari che devono sistemare nuovamente la piazza e renderla agibile per il giorno successivo che vedrà Grugliasco ritornare ai giorni nostri ed alle sue abitudini.

 

 

Grazie al Palio

 

 

La manifestazione, nata nel lontano 1984, voluta e ideata dall’Associazione Cojtà Gruliascheisa, è di fatto diventata negli anni uno dei maggiori eventi attesi dalla cittadinanza che attira numerose persone anche al di fuori del contesto cittadino ed è inserita nel circuito delle rievocazioni storiche della Provincia di Torino “Viaggio nel Tempo”.

 

Il Palio ha il merito di aggregare le persone, di portare un po’ di lustro alla propria città, di aver creato nei borghi gruppi di “volontari” che si riuniscono e dedicano un po’ del proprio tempo libero alle loro tradizioni ed alla loro Città.

 

In tale contesto la manifestazione ha creato la curiosità dalla quale sono scaturite specifiche ricerche storiche, ha sviluppato in molte persone la voglia di cercare nel passato le proprie origini chiedendosi come vivano i “vecchi” grugliaschesi, ha fatto sì che la gente direttamente coinvolta trovasse interesse in quello che eravamo, portando una notevole crescita culturale.

 

Non è azzardato infatti pensare che il Palio, in alcuni casi, abbia permesso di valorizzare il patrimonio artistico, storico e culturale di Grugliasco, e questo grazie all’Associazione Cojtà Gruliascheisa e, soprattutto, alle persone che hanno dedicato con passione il proprio tempo libero.

 

E’ sicuramente corretto pensare che la manifestazione, con tutte le persone che ci gravitano intorno, abbia fatto crescere in qualche modo la Città di Grugliasco. 

 

Riferendoci alla crescita continua del Palio della Gru e delle tradizioni alle quali fa riferimento, è importante ricordare come, grazie alla manifestazione nel suo insieme ed all’instancabile volontà ed impegno di numerose persone, nell’ambito dei borghi siano stati creati gruppi di tamburini, di musici e sbandieratori.

 

A tal proposito è d’obbligo ricordare “l’Associazione Sbandieratori e Musici Città di Grugliasco”.

 

Partendo da un gruppo di giovani che sfilavano come sbandieratori per il borgo Gerbido e coinvolgendo negli anni gli sbandieratori degli altri borghi, è stata infatti creata un’associazione autonoma con identità propria che, sviluppando e studiando l’arte della bandiera, ha portato i colori di Grugliasco in importanti manifestazioni nazionali ed internazionali.

Di scuola astigiana, l’associazione è favorevolmente conosciuta ed ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali per la sua partecipazione ad eventi e tornei di bandiera.

 

Un’altra associazione che nel tempo si è ingrandita ed ha sviluppato una propria autonomia è il gruppo “Homo Faber”. Nell’ambito del borgo Centro-Ressia San Bastian un gruppo di persone ha sviluppato il settore degli antichi mestieri riscoprendo e studiando i lavori “umili” di un tempo.

Attualmente questi mestieri e le semplici attrezzature utilizzate per la realizzazione di oggetti e manufatti di uso comune, il maggior numero delle quali auto costruite e ricavate da ricerche personali, vengono portati anche in altre manifestazioni della regione Piemonte.

 

Sempre all’interno del borgo Centro-Ressia San Bastian è presente il nutrito gruppo della Milizia Paesana che, grazie a ricerche storiche, ha ricreato le condizioni di vita di coloro che, nella storia, erano chiamati a difendere il proprio territorio.

 

Numeroso e conosciuto è anche il gruppo dei tamburini del borgo Santa Maria che, insieme ai propri militari, partecipa a diverse manifestazioni e rievocazioni storiche in Piemonte.

 

Si potrebbero citare numerosi altri gruppi nati, nell’ambito del Palio della Gru, in ciascun borgo i cui partecipanti, con impegno, dedizione e passione, hanno sviluppato la voglia di conoscere la propria storia, di divulgarla agli altri e di viverla in prima persona anche solo per pochi istanti.

 

Da ricordare che, spesso, nelle manifestazioni storiche delle città limitrofe a Grugliasco, e non solo, i figuranti dei singoli borghi portano i colori della loro città e della propria “borgata”.

 

In ambito internazionale i colori del Palio della Gru, con i propri borghi ed i figuranti, hanno avuto il privilegio di sfilare nelle città gemellate di Echirolles in Francia e di Barbera del Valles in Spagna.

E’ altresì importante ricordare la costante presenza di Grugliasco alla sfilata storica di San Giovanni della Città di Torino. 

 

Testo a cura di Andrea Colognese

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