LE BORGATE DI GRUGLIASCO

  Grugliasco, come tante città, è divisa in borgate. A noi non piace chiamarle quartieri o circoscrizioni o altro ancora, e siamo fieri di appartenere al nostro Borgo. Nei giorni del Palio i colori del proprio Borgo sono esposti su tutti i balconi, nei negozi, negli striscioni e praticamente in ogni luogo ove è possibile.

 

Noi, gente 'd Grugliasc, crediamo che le borgate siano comunità che diventano testimoni e annunciatrici di quei valori e di quelle attività che legano tutti i suoi abitanti.

E Il Palio della Gru è proprio l'esempio della vita intensa del Borgo. Come ben sintetizzato dal poeta Carlo Andreghetti, «Il Palio non è emozione di un momento; è il realizzarsi di un vissuto di un anno intero».

In questa comunità di valori condivisi spesso ci si ritrova e ci si aggrega attorno ad un simbolo o riferimento che è la Chiesa del Borgo. Da qui il nome che storicamente molte Borgate legano alla propria Parrocchia.

 

Quante e quali sono le borgate di Grugliasco ? Sono ben 8 !!! Ognuna con le sue caratteristiche e una buona misura di campanilismo e rivalità

 


Centro (San Cassiano - Ressia - San Sebastiano)

 Se pensiamo che è il più antico centro abitato di Grugliasco (prima della battaglia con Torino nel 1384, era la zona di San Sebastiano) possiamo ben dire che il borgo della "Ressia" può vantarsi per l'anzianità. La Ressia era una della più antiche fabbriche del comune dove si segava e lavorava il legno e diede il nome al borgo. Era unita al filatoio Musso "'l filator d'la Ressia", quasi all'angolo di Via Cotta e Via La Salle, che funzionava usufruendo del salto dell'acqua per azionare una ruota a palette. Questo borgo, insieme alla zona di San Sebastiano, con cui è strettamente collegato, ha conservato le vecchie tradizioni e le diverse iniziative di carattere socio-ricreativo. Nel gruppo Palio, è andato sempre più ingrandendosi il settore "Homo Faber" la ricosperta di antichi mestieri, e la dimostrazione di come si usavano semplici attrezzature per la realizzazione di oggetti e manufatti di uso comune. Il Centro-Ressia con i colori rosso/blu, è stato tra i primi a partecipare al Palio della Gru vincendolo più volte. I nobili rappresentano: - l'avvocato Cavalier Borghese decurione della Città di Torino - il conte Ponte di Scarnafigi, ambasciatore dei Savoia presso la corte di Francia - il conte Provana di Collegno

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Borgata Santa Maria

 Prima di diventare "borgo" fu chiamata regione S. Maria per l'esistenza di una cappella costruita su quel "gerbido" o meglio su una delle "dune di Grugliasco": 'l Truc 'd Galghera. Ma dai documenti si rileva che anticamente detta regione (che fece sempre parte del Comune di Collegno) era conosciuta come regione "Li Valloni". Dell'esistenza della Cappella si è certi perchè fu motivo di lite fra Collegno e Grugliasco per stabilirne la proprietà. Dopo le poche case di quelli che si chiamavano "i particolari" (piccoli coltivatori di oggi), con l'arrivo delle industrie sorsero le casette attorno alla coopertiva Lime e alla Fabbrica dell'Amianto. La chiesa fu costruita per l'interessamento del Parroco Don Perino; è stata e rimane il punto di riferimento e luogo di aggregazione, e sullo stendardo che apre la sfilata al Palio è disegnata solo la Madonna nei colori azzurro e bianco, che si ripetono nei costumi. I nobili rappresentati sono i signori Gastaldi del Truc 'd Galghera.

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Borgata San Francesco - Fornaci

 E' stata la costruzione della chiesa a dare un po' il nome di questa zona, in passato più conosciuta come zona "fornaci" per l'esistenza di una grande fornace costruita nel 1925. Un altro nome distingue questo rione accomunandolo alla parte di Collegno che sorge lungo la bealera "della Becchia", e cioè "Borgo San Remo". Perchè questo nome? Semplice: le acque della bealera, allora completamente scoperta, erano fresche e limpide per i bagni dei giovanotti. Si sapeva che San Remo era una rinomata località balneare, ma a quei tempi, com'era lontano il mare! Niente di meglio che creare una San Remo sulle sponde della "becchia". Ma al Palio la zona partecipa con il nome e lo stendardo di San Francesco e i loro colori sono verde e arancione. I nobili sono i conti Audifredi di Mortigliengo con damigelle e cortigiani.

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Borgata Lesna

Difficile trovare notizie su questa borgata che è diventata tale solo dopo l'insediamento dello stabilimento Pininfarina e il boom industriale. A memoria d'uomo prima c'erano solo campi e prati. Un alto muro di cinta divideva Torino da questo territorio e sorgeva fra l'attuale Piazza Omero e, in linea retta, la Porta Rossa alla Pellerina e costituiva la "cinta daziaria". Il feudo più grande della zona era dei nobili Lesna, dai quali la borgata ereditò il nome. Nel castello dei Lesna il re Carlo Alberto soggiornava quando veniva per qualche battuta di caccia. La proprietà dei Lesna fu poi donata ai Frati Francescani che edificarono la parrocchia di Nostra Signora della Guardia. Negli anni 1930/35 il muro fu abbattuto e si vide il primo tram: il biglietto di andata e ritorno costava 20 centesimi, cioè quattro soldi. Negli anni '50 sorsero le prime casette, fra il 1960-1965 arrivò prima la carrozzeria Pininfarina, poi altre industrie a altre case e poi la chiesa dedicata a S. Antonio. Da qualche anno è stato aperto il Centro Commerciale "Le Gru", conosciuto in tutta la regione. I colori del borgo sono giallo/rosso. I nobili Negri di Lamporo aprono il corteo.

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Borgata Paradiso Quaglia

 Molto incerte le origini della borgata Paradiso, mentre il borgo Quaglia è più antico. Quest'ultimo prende il nome dalla famiglia Quaglia che abitava il palazzo che ancor oggi si vede a fianco del Torrione. Per accedere al palazzo si percorreva la Strada dell'Arco, che oggi è tagliata dalla ferrovia. Il primo arco di accesso in strada della Pronda è ancora in piedi anche se in pessime condizioni; il secondo si trova al fondo del viale alberato in prossimità del palazzo. Per Paradiso si possono azzardare alcune ipotesi. La prima riguarda l'esistenza di una locanda le cui mura esistono ancora e sulla quale è scritto "Locanda al Paradiso – Giuoco delle bocce". Si tratta di un'antichissima osteria con alloggio, attiva fino agli anni '60, punto di sosta per i viaggiatori che a piedi o a cavallo provenivano dalla Francia. Nella medesima zona, sulle carte dell'800 è riportata l'esistenza di una cascina denominata "Paradiso". Recentissimi sono i palazzi, la chiesa dedicata a Massimiliano Kolbe e la partecipazione della borgata al Palio della Gru. I colori sono giallo/blu I nobili che sfilano sono i signori Quaglia

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Borgata San Giacomo - Fabbrichetta

 Forse a dare il nome al borgo è stata la manifattura Italiana della Juta (costruita alla fine del 1800) che produceva filati, tele e sacchi, ma non era poi tanto piccola. Il diminutivo fu usato per distinguerla da un altro stabilimento: il Cotonificio Leumann dai grugliaschesi chiamato "'l fabricon". Ai tempi in cui erano tutti appiedati il borgo visse un po' isolato dal centro di Grugliasco anche perché erano sorti servizi che soddisfacevano le esigenze di un centro operaio. Era sorto il Convitto femminile per le operaie provenienti da fuori Grugliasco, l'asilo per 40 bambini, il Dispensario di generi alimentari, la Cassa soccorso per famiglie bisognose, e società ricreative. Il borgo vantava anche una discreta "banda Musicale". Oggi la borgata è diventata zona residenziale e la popolazione è superiore a quella del centro. Ha una bella chiesa parrocchiale che è fonte di vita comunitaria molto attiva. I colori del borgo sono verde e rosso. I nobili rappresentati sono i signori Borriglione.

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Borgata Gerbido

 I primi documenti che riguardano quest'area risalgono al 1645 anno in cui la zona incolta e brulla (gerbo) passava dal comune di Torino a quello di Grugliasco. Era attraversata da una strada, quella che porta a Moncalieri, e c'era anche la bealera. Nel 1654 sorse la Cappella dedicata allo Spirito Santo attualmente Parrocchia, e quindi le prime case e le prime cascine che poi si moltiplicarono. Dopo il 1700 fu arricchita di suntuosi palazzi della borghesia torinese. Val la pena di citare tra gli altri: il "Duc", "Il Palazzo", e che dire del "Barocchio" e del "Maggiordomo"? Ma gli appezzamenti di terreno, un tempo "gerbo", coltivati con tenacia, fecero del Gerbido una borgata di esperti ortolani. Li chiamavano "I Ravanin", forse per la quantità e qualità del prodotto e da loro ha preso il nome la maschera carnevalesca cittadina. In una borgata prettamente agricola non può mancare il "fabbrocarradore" e la famiglia Chino fin dalla seconda metà del 700 ha esercitato questo mestiere. I colori con cui partecipa al Palio sono l'azzurro e il nero, e sul Gonfalone sono rappresentati: la colomba, simbolo dello Spirito Santo, la facciata della Parrocchia e i "ravanin". Il corteo è aperto dai nobili Carlo Emanuele San Martino d'Agliè marchese di Garessio, con la marchesa Teresa e Francesco Napione di Pinerolo, maresciallo di corazza, del ramo cadetto Savoia-Carignano, con la signora Eleonora. Negli anni il settore degli sbandieratori è diventato così esperto e importante da formare l'Associazione Sbandieratori e Musici di Grugliasco, conosciuta a livello provinciale e nazionale per la sua partecipazione ei suoi successi a manifestazioni e tornei di bandiera ovunque.

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